OMS Shock: Le Carni lavorate provocano il cancro

OMS Shock: Le Carni lavorate provocano il cancro
L'Organizzazione Mondiale della Sanità, per la prima volta, dichiara che le carni rosse potrebbero essere potenzialmente cancerogene. Si tratta di una ufficializzazione di diversi studi che in passato avevano puntato il dito contro le carni, soprattutto quelle lavorate industrialmente.

Il nesso tra consumo di carte e insorgenza di tumori è stato cosi ufficializzato e sdoganato: mangiare carne aumenta il rischio di cancro cosi come la formazione di tumori soprattutto quelli collegati all'apparato digestivo, al colon e al retto.

Non è il primo allarme internazionale: in passato, era stata l'International Agency for Research on Cancer (Iarc) a dichiarare che un consumo eccessivo di carne rossa era sicuramente collegato all'aumento del rischio di contrarre tumori o cancro.

L'analisi, condotta per decenni da oltre 500 ricercatori indipendenti aveva stabilito senza ombra di dubbio, che le popolazioni con un consumo eccessivo di carne sono fortemente più soggette a tumori dell'apparato digestivo che purtroppo ad oggi risultano letali e spesso fulminei.

La carne rossa, quella prodotta da bovini, equini e suini, ovini e caprini viene solitamente lavorata attraverso processi di affumicatura, stagionatura o salatura per alterare sapori e allungarne la conservazione.

La cottura ad alte temperature aumenta sensibilmente la produzione di elementi negativi come idrocarburi policiclici aromatici e le ammine aromatiche eterocicliche che si generano dalla cottura e bruciatura della carne. Il loro effetto, come ampiamente documentato, è cancerogeno tanto che sono collegate al fattore 1 che include tabacco e amianto tanto per intenderci.

Non è ancora stato stabilito, infatti, se il consumo di carne cruda sia problematico. Potrebbe essere infatti l'errata lavorazione cosi come una cottura eccessiva a renderle nocive.

Secondo Iarc, a livello mondiale si contano almeno 50 mila morti dovute a tumori o cancri sviluppati come diretta conseguenza della eccessiva assunzione di carne, un numero elevato ma inferiore ai circa 600 mila morti dovuti all'alcool o al milione di morti per le sigarette.

Sotto accusa, per ora, non tanto la carne come alimento ma il suo consumo eccessivo e l'eccessiva lavorazione delle carni stesse che ne alterano la costituzione molecolare.

In Italia, il consumo di carne è cresciuto notevolmente a partire dal dopoguerra. Consumare carne è stato associato ad una apparente ricchezza economica. I nostri nonni, quelli che nonostante le condizioni di vita dura e le guerre sono vissuti fino a 90 anni, consumavano una quantitò di carne quasi 30 volte inferiore a quella odierna.

Il consumo procapite italiano è pari a 78 kg di carne; il 9% della popolazione la assume quotidianamente. 

Questi 78 kg di consumo procapite sono costituiti per circa 37 kg da carne suina, per 21 kg da carne bovina mentre pecore e capre forniscono mediamente 1,1 kg e altri 19 circa sono generati da pollame.

Se guardiamo ai dati storici del 2000, possiamo notare che il consumo di carne sia rimasto invariato come composizione e quantità.

La carne bovina, causa mucca pazza e simili, ha subito una riduzione da una media di 25 kg ai 20,9 registrati nel 2014. Stabile il consumo di carne ovina e pollame.

Allevatori e associazioni collegate hanno però contestato i dati: secondo loro, infatti, il consumo di carne italiano è sotto la media europea e quasi la metà di quella americana. 

Precedente Noci e castagne allungano la vita, ecco come
Successiva A Londra la torta più grande del mondo

Commenti e domande