Pinsa e pizza: la diversa lavorazione che nessuno sapeva, tu quale preferisci

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Fra la pinsa e la pizza vi è una differenza epocale, ma in molti se ne rendono conto solo quando la mangiano. Scopriamone le diversità.

Alla vista sembrano molto simili eppure hanno una lavorazione del tutto differente, come anche gli ingredienti. In particolare, quella fra la pinsa e la pizza è una battaglia epocale, dato che da quando è nata la variante di quest’ultima, molti esperti litigano per affermare la preferenza tra l’una e l’altra. La comparsa di entrambe le preparazioni è da identificarsi nei tempi antichi, ma col tempo si è adattata alle varie tradizioni.

Pinsa servita su tagliere
Una pinsa con alici, mozzarella, pomodoro e basilico (AdobeStock)

La certezza dell’origine della pinsa in epoca romana non è da discutere. Gli antichi utilizzavano questo impasto, molto semplice, come base per poter adagiare sopra varie pietanze, specie di carne. In effetti, mangiare il risultato della lavorazione base non era un granché, dato che rimaneva duro e stoppaccioso.

Per quanto riguarda la pizza, invece, si pensa sia di provenienza napoletana. Ma niente di più sbagliato, dato che le sue origini risalgono, addirittura, a 3000 anni fa. Infatti, si pensa che, grazie a dei ritrovamenti in Sardegna, il lievito fosse già utilizzato a quei tempi. Anche gli antichi greci preparavano dei dischi in pane, definiti plakus. Stessi gli antichi egizi ed i persiani, se non addirittura i romani, che utilizzavano anche lo lievito.

Le preparazioni della pinsa e della pizza

Alla domanda su dove siano nate nello specifico la pinsa e, specialmente, la pizza, è molto complicato dare una risposta univoca, ma si può arrivare, passo dopo passo, ai metodi che le hanno portate ad essere ciò che sono oggi. La differenza epocale fra le due varianti deriva dalle diverse farine utilizzate per preparare l’impasto di origine romana, dalla quantità di acqua usata e da quella del lievito.

Pinsa e pomodorini
Pinsa con pomodorini, mozzarella e ruchetta (AdobeStock)

Entrando nei dettagli, si utilizzano farine ipolipidiche e ipocaloriche di diverso tipo per prepararla, come quella di soia bianca, di riso e di media forza. Ciò permette la massima digeribilità del prodotto. Infatti, la pizza, inizialmente, era molto complicata da digerire, per questo è stato necessario crearne una variante più leggera.

A farla da padrona oggi, per la preparazione dell’impasto di quest’ultima, è la farina di tipo 00, ma si può utilizzare, insieme all’altra, anche quella Manitoba. Il mix di farine romano è nato dall’antica famiglia Lambertucci, riportata poi alla lavorazione odierna da uno dei nipoti, Corrado Di Marco, grazie all’apporto teorico della moglie dietologa.

Pizza con pomodoro e olive
Una pizza farcita con pomodorini, basilico e olive (AdobeStock)