La cucina è per tutti, anche per i detenuti: iniziativa sorprendente, di cosa si tratta

Un bella iniziativa interessante a Lecce che coinvolge numerosi detenuti che possono cimentarsi nell’arte culinaria.

detenuti a fine pena hanno bisogno di programmi di reinserimento sociale specifici e a volte, cimentarsi in una nuova attività materiale o intellettuale può essere un’ottima via verso una nuova vita, dopo essersi lasciati indietro l’esperienza del carcere. Il mondo della cucina e della ristorazione oggi offre tante opportunità di questo tipo, soprattutto a Lecce: ecco che cosa succede.

Questa iniziativa è molto importante dal punto di vista sociale ed è un modo per i detenuti alla fine della loro pena per inserirsi in un programma di recupero che potrebbe garantire loro un posto di lavoro in seguito alla fine del periodo di carcerazione. Ma di che cosa si tratta nello specifico? Scopriamo qualcosa di più sull’argomento.

I detenuti di Lecce cucinano per tornare a vivere dopo il carcere

Succede proprio a Lecce: questa iniziativa benefica è molto importante per i detenuti che sono ormai arrivati alla fine del loro periodo punitivo e riabilitativo in carcere e che desiderano entrare in un programma di reinserimento sociale proprio attraverso il mondo del cibo e della ristorazione. Il progetto è stato fortemente voluto da un imprenditore in particolare, Davide De Matteis che lo ha lanciato e applicato al carcere di Lecce, tramite la Social Food Company.

I detenuti possono così entrare in contatto con una cucina e con il cibo, lavorando in un lavoratorio gastronomico che confeziona sughi, scatolame, dolci, colombe pasquali, conserve e tanti altri prodotti. Le persone coinvolte, che per il momento sono tre, potranno misurarsi con un laboratorio di cucina e pasticceria in cui formare competenze e sviluppare skills per il futuro che li attende fuori dalle mura carcerarie. Un esperimento che sembra ben riuscito e che potrebbe essere ripetuto anche in altre case circondariali, come quella di Lecce.

In Italia questa non è un’eccezione, ma è comunque una rarità con una percentuale di detenuti al lavoro del 34% soltanto, a differenza di altri paesi in cui le politiche penitenziarie sono differenti. Questa è una grave perdita anche di fatturato, dato che il lavoro dei detenuti permetterebbe un rientro di fatturato di oltre 900 milioni di euro, secondo una stima riportata dall’agenzia ANSA. I detenuti di Lecce possono anche confezionare prodotti collaborando con le associazioni per gli aiuti in Ucraina come “Colomba 300mila per l’Ucraina, tra le tante iniziative benefiche per la guerra dei Russi contro gli Ucraini.

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