Lo chef Andrea Mainardi cambia mestiere, cosa ci fa in camice azzurro?

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Andrea Mainardi vi porta a scoprire un prodotto eccezionale del made in Itally. L’esperienza vissuta dallo chef vi lascerà a bocca aperta.

Andrea Mainardi ha da poco pubblicato un video sulla sua pagina Instagram che lo ritrae con un camice azzurro, di quelli usa e getta. Avrà cambiato mestiere? Ebbene no, ha indossato dei panni diversi per portare il suo pubblico all’interno di un luogo incredibile dove viene creato uno dei prodotti italiani più amati e invidiati dagli altri paesi.

Mainardi

Lo chef bergamasco è entrato all’interno di un caseificio per guardare e ammirare il processo di produzione della regina della cucina italiana: la mozzarella di bufala. Indossato il camice blu, i calzari è pronto per seguire tutto il processo e spiegarlo ai suoi follower.

Mainardi e il suo viaggio alla scoperta della mozzarella di bufala

Vi siete mai chiesti come viene fatto uno dei prodotti più importanti del made in Italy? Andrea Mainardi vi porta a scoprire il processo di creazione della mozzarella di bufala campana dop.

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Tutto ha inizio dalla cagliata che viene fatta maturare per poi essere tagliata più e più volte fino a farla diventare un sottilissima, pezzi quasi impercettibili simili a dei coriandoli. Successivamente la cagliata viene messa in un grande contenitore e viene aggiunta acqua calda a 90° c. A questo punto inizia una parte importantissima per tutto il processo di produzione, quella della filatura. A questo punto subentra l’arte dei maestri perché la mozzarella viene lavorata con le mani fino a quando non raggiunge la consistenza perfetta. Successivamente viene divisa in bocconcini, o mozzata a mano o suddivisa con l’aiuto delle macchine.

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Mainardi non può resistere e l’assaggio e d’obbligo. Gli amanti dei latticini non sapranno resistere e potrebbero provare un po’ di invidia per l’esperienza appena raccontata dallo stesso chef: “Ho avuto la fortuna di entrare nel cuore della mozzarella di bufala, esperienza straordinaria, atomica come direbbe il vostro mainardone, una vera eccellenza made in Itay. Ci sono 70000 ricette, io stesso l’ho reinterpretata un sacco di volte, ma assaggiata nuda e cruda oggettivamente è un’altra cosa: sia con la pasta filata ancora calda, una libidine vera, sia fatta maturare qualche ora in acqua e sale“. E voi come preferireste assaporarla? All’interno di una ricetta elaborato e in purezza come Mainardi?